Risvolto di copertina

[torna alla Home Page di "Le Parole sono mie"]


Una casa d'altri tempi, piena di libri e di oggetti d'arte. Giornate che scivolano placide tra il silenzio dello studio, impegni accademici e letture elevate. Una vita "nobile", illuminata e risolta nel culto del Bello e della grande letteratura del Bello. Questo, alle soglie del 2000, è il mondo di Edoardo. Questo è Edoardo: reincarnazione quasi di un personaggio creato da Thomas Mann.

Ma, a differenza degli Hans Castorp e dei Tonio Kröger, Edoardo vive in un mondo a sé stante, avulso dalla realtà quotidiana, asettico e alieno da sentimenti comuni, dove l'Arte non si permea nelle vicende politiche e sociali. Un microcosmo artificiale e statico in cui l'Arte diventa essa stessa linfa vitale della ragione e del cuore. Ma anche fonte di profonde contraddizioni. Un equilibrio precario che paradossalmente verrà meno proprio quando Edoardo sarà inaspettatamente investito dal sentimento forse più estraneo al cosmo che artificiosamente si è costruito: l'amore.

Tutto precipita. Le illusioni sfumano. I toni cambiano. In un'aberrante lotta tra bene e male il suo sogno di Bellezza sarà annientato dall'impatto traumatico con una realtà che si rivela deludente, prosaica e meschina.

Le parole sono mie è un romanzo che dapprima affascina e attrae come una visione idialliaca e che poi sconvolge e sgomenta come un mare in tempesta. Maria Grazia Greco ha creato infatti una storia insolita e "terribile" che, costellata di frequenti citazioni, vuole essere anche un omaggio alla parola scritta e ai grandi narratori del passato. Se da una parte il lettore sarà blandito da una vicenda inusuale, raffinata e intessuta di spezzoni di alta letteratura, dall'altra sarà fagocitato da una storia "maledetta" nella quale la follia diventa protagonista e l'Arte genera mostri.

Pierpaolo Serarcangeli